L’unico patto utile per la crescita
Diciassette organizzazioni nazionali di imprese e lavoratori hanno firmato un documento in cui chiedono un “patto per la crescita” che coinvolga la responsabilità di tutte le parti sociali, e una discontinuità per assicurare anche altri due risultati: la sostenibilità del debito e il rilancio dell’occupazione. Nel documento, i cui obiettivi sono teoricamente condivisibili, non viene menzionata la politica economica che dovrebbe fare da supporto al “progetto”.

Da un lato c’è il modello della concertazione, con un accordo “triangolare nazionale” che comporta una politica di solidarietà nazionale dirigista ed è probabilmente l’anticamera di una mini o maxi patrimoniale e di nuove tasse sulle rendite. Dall’altro lato c’è il modello delle riforme di mercato che comporta privatizzazioni, liberalizzazioni, priorità alla riduzione delle spese rispetto all’aumento delle imposte e una politica fiscale che favorisca il salario di produttività e premi, anziché punire, il risparmio. I firmatari dell’appello non sembrano però avere idee chiare sulla scelta di campo e sul progetto che essa comporta. L’unanimismo del “patto per la crescita” è probabilmente solo apparenza.
Così Emma Marcegaglia di Confindustria pone al primo posto le liberalizzazioni sostenendo che la poca concorrenza comporta poca crescita, invece Carlo Sangalli di Confcommercio sostiene che nel commercio si è già liberalizzato abbastanza. E mentre Mario Resca di Confimprese chiede correttamente che si insista sulla flessibilità del lavoro cui la contrattazione di secondo livello ha aperto la strada, Confindustria non pone questo tema al primo posto. Anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, tace sui contratti “alla Marchionne” e propone di spostare il peso del fisco su rendite e patrimoni.
Fra tanto fumo, insomma, non emerge un consenso sul modello per la crescita. L’idea di una “grande Assise dell’economia” tra governo e parti sociali, con obiettivo il rilancio della crescita – come proposto ieri dai vertici del Pdl – è da perseguire e il Foglio lo dice da tempo. Ma se si vuole evitare di deprimere ulteriormente la crescita e spaventare i mercati con misure choc ed emergenziali, il solo patto efficace per realizzarla è quello pro mercato.